Il tuo nome è Bisognoso, alleluia!
II settimana T.P. –
Ogni martedì del tempo pasquale la celebrazione eucaristica si apre con l’evocazione del trionfo di Cristo quale coronamento di tutta la storia della salvezza e risposta ad ogni profondo bisogno dell’umanità: <Rallegriamoci ed esultiamo, diamo gloria a Dio, perché il Signore ha preso possesso del suo regno> (Antifona di ingresso). La risurrezione del Signore e la sua esaltazione sono intimamente legate: Gesù di Nazaret e il Dio e Signore della vita non sono che un’unica cosa. In questa luce si rivela tutto il disegno del cuore del Padre che il Signore cerca di comunicare al suo interlocutore notturno che è Nicodemo: <Il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo> (Gv 3, 13) è colui che è stato <innalzato> (3, 14) per un motivo chiaro e fondamentale per il cammino dell’umanità <perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna> (3, 15). Ma possiamo ben chiederci cosa è mai questa <vita eterna> che il Signore Gesù ci comunica nel mistero della sua risurrezione?
Nella prima lettura possiamo scorgere una possibile risposta quando troviamo che <la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era in comune> (At 4, 32). L’autore degli Atti completa questo magnifico quadretto della Chiesa nascente con una ulteriore nota: <Nessuno infatti tra loro era bisognoso> (4, 34). In realtà dovremmo dire che tutti i fratelli che erano venuti alla fede si sentivano talmente bisognosi gli uni degli altri da creare le condizioni di una comunione talmente profonda da diventare il luogo e l’ambito di una vita comune in cui nessuno più poteva sentire la vergogna di essere bisognoso, ma la gioia di condividere. Infatti, <quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno> (4, 34-35).
Il frutto della vittoria pasquale di Cristo sulla morte diventa la vittoria su ogni forma di paura e di vergogna. La domanda di Nicodemo può essere ben ripresa in questo contesto: <Come può accadere questo?> (Gv 3, 9). Nella misura in cui si comincia a guardare e a vivere <le cose della terra> (3, 12) dal punto di vista di quel <cielo> (3, 13) da cui il Verbo è <disceso> facendosi per noi in tutto <bisognoso> (At 4, 34) perché diventassimo <ricchi per mezzo della sua povertà> (2Cor 8, 9). La vittoria pasquale di Cristo è la vittoria su ogni forma di conservazione e di rassicurazione per aprirsi ad una fiducia senza reticenze e sempre più piena propria di <chiunque è nato dallo Spirito> (Gv 3, 8) e che per la cui <grande forza> (At 4, 33) sono capaci – come il Signore Gesù – di deporre non solo i propri beni ma la stessa propria vita facendosi bisognosi di tutto per non avere bisogno di nulla in proprio ma di vivere tutto in <comune> (4, 32). Sì, è proprio vero ed è sempre vero: <dovete nascere dall’alto> (Gv 3, 7).





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