Il tuo nome è Altopiano, alleluia!
VII settimana T.P. –
La nota geografica con cui si apre la prima lettura potrebbe diventare, secondo la tradizione patristica, ben più di un semplice dato di orientamento, bensì un cenno spirituale: <Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese ad Efeso…> (At 19, 1). Il nostro cammino di preparazione immediata alla pienezza della Pasqua nella solennità di Pentecoste è accompagnato dalle parole del Signore Gesù che, nella stanza alta del Cenacolo, ci conduce sempre più in alto nella comprensione e nell’accoglienza dei Misteri per poi aiutarci a scendere nella vita di ogni giorno con una forza che è dono del suo Spirito. Il dono non dipende affatto dai nostri meriti tanto che nella cornice del dono più grande, il Signore non esita a dire ai suoi: <Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo> cui segue la dichiarazione più importante non solo per il Signore Gesù, ma anche per ciascuno di noi: <ma io non sono solo perché il Padre è con me> (Gv 16, 32).
Lo Spirito Santo è la presenza interiore che continuamente ci rammenta questa verità capace di fondare e rifondare continuamente la nostra speranza fino a darci quella <pace> (16, 33) che non solo viene dall’alto, ma che continuamente ci porta nell’altopiano della relazione con il Padre. Per questo la domanda di Paolo interpella anche noi: <Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?> (At 19, 2). Perché è il dono dello Spirito che ci aiuta a non confondere il dono della fede con un semplice mutamento di regime religioso e ci aiuta ad entrare in un nuovo modo di relazione che ci permette di vivere ogni cosa <nel nome del Signore Gesù> (19, 5) che significa in modo conforme alla sua parola e ai suoi gesti.
Ambrogio di Milano commenta così: <Come la fede è incentivo della fortezza, così la fortezza è sostegno della fede>1. Ed è proprio vero che non basta capire con la mente fino a dire come gli apostoli: <Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno ti interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio> (Gv 16, 30). È necessario inoltrarsi in quel cammino di imitazione e di sequela che non si fa solo <discutendo e cercando di persuadere> (At 19, 8), ma affrontando con <coraggio> le molte<tribolazioni> (Gv 16, 33) senza attraversare le quali persino la <pace> sarebbe solo apparente. Il Signore Gesù aiuta i suoi discepoli a prepararsi a vivere il fallimento del loro discepolato senza cedere alla logica dei falliti. Per questo ci viene ricordato teneramente che il Risorto ha vinto anche i nostri piccoli e grandi fallimenti e ci aiuta a viverli in un modo nuovo per trovare veramente e durevolmente <pace in me>! Il segno che questa pace che ci viene dall’altopiano della croce sta radicandosi veramente nel nostro vissuto di persone e di credenti è la nostra capacità di seminare attorno a noi la pace anche nelle situazioni più difficili e burrascose.
01. AMBROGIO DI MILANO, Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII, 118.






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