Il tuo nome è Vivo, alleluia!

Ascensione del Signore 

All’inizio del secondo volume della sua opera, l’evangelista Luca esordisce dicendo di Gesù che <Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio> (At 1, 3). 

La nube che ha nascosto Gesù agli occhi dei suoi discepoli, non è un sipario che divide, ma la porta aperta su una realtà, quella del regno di Dio che attendiamo e desideriamo. La realtà di questo regno che speriamo e verso cui camminiamo non si compie per incanto, ma attraverso il dramma della libertà e dell’amore vissuto fino alla fine, tanto da non conoscere nessuna fine se non quella di un’apertura all’infinito. La solenne promessa del Signore Gesù, che conclude il vangelo secono Matteo, è per noi il viatico più sicuro non solo per continuare a camminare sulle strade del tempo, ma è pure la memoria di ciò che è essenziale per la nostra vita: <Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo> (Mt 28, 20). Nello stesso momento in cui il Signore Gesù si separa da noi, ci promette una presenza ancora più profonda che esige una distanza capace di creare e di incrementare la vita. Il suo salire al Padre non è un abbandonarci, ma il modo più rispettoso e vero per accompagnarci.

L’Ascensione è il momento in cui viene portata a compimento l’opera dell’Incarnazione ed è il momento in cui comincia il tempo della nostra divinizzazione che esige un profondo lavoro di umanizzazione. Le parole rivolta dall’angelo a Maria nel momento dell’annunciazione – <Il Signore è con te> – diventano l’annuncio per ogni discepolo rimandato al suo compito non di vedersi regalato il Regno di Dio come speravano ancora gli apostoli, ma per accompagnarne la crescita giorno dopo giorno con la <forza> (At 1, 8) che viene dallo Spirito Santo. Il dono del Paraclito opera dentro i nostri vissuti ciò che già ha accompagnato nella vita del Signore Gesù: la capacità di sapersi stupire e piegare alla vita per essere vivi. L’Ascensione è il compimento della vita del Signore Gesù ed è il coronamento della sua missione che forse aveva immaginato in modo diverso, ma alle quali è rimasto fedele fino alla fine.

Ora è il nostro tempo, il tempo per noi di lasciarsi animare dallo Spirito per essere <testimoni> (1, 8) di un modo possibile di guardare il mondo dal punto di vista di Dio senza per questo avere bisogno di un mondo tutto nostro. Paolo ci ricorda che in Gesù possiamo conoscere il <perfetto compimento di tutte le cose> (Ef 1, 23) che non è calato dall’alto come dono munifico, ma cresce faticosamente dalla terra della nostra fedeltà al quotidiano normalmente fragile e talora persino ambiguo. La certezza della direzione ci mette in grado di vivere ogni passo con grave leggerezza e senza timore alcuno. Quando la paura assalirà il nostro cuore basterà alzare lo sguardo un po’ oltre noi stessi e fare memoria di ciò che gli angeli ricordano ai discepoli rimandandoli alla fedeltà del quotidiano cammino nella storia: <Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo> (At 1, 11). 

L’Ascensione ci pone una domanda: <Siamo capaci di creare una distanza con le persone, con la missione che sentiamo ci è stata affidata, con i nostri progetti e i nostri desideri?>. L’elevazione è necessaria per non possedere e imparare ad accompagnare nell’amore che si fa rispetto. Il nostro desiderio deve diventare sempre più leggero e purificato dal bisogno di dominio e di controllo che ci inchiodano a terra rendendoci così estranei alla nostra terra interiore e a quella che abitiamo con i nostri fratelli e sorelle in umanità e con tutte le creature. Apriamo le mani in un gesto di resa e di serena attesa, leviamo gli occhi al cielo senza distoglierli dalla terra anzi per vederla e amarla dall’alto di un amore più vero.

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