Il tuo nome è Via, alleluia!

VI settimana T.P. 

La recente nuova traduzione delle Scritture della nostra Chiesa italiana recupera il termine greco che veniva tradotto con <dottrina> in modo più adeguato: <Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio> (At 18, 26). Alla vigilia dell’Ascensione – almeno per le nostre comunità cristiane che la celebrano qualche giorno dopo la data consueta – la prima lettura ci dà un’immagine di Chiesa assai suggestiva. Infatti, il sapiente <Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture> che era stato<istruito nella via del Signore> (18, 24-24) viene istruito <con maggiore accuratezza> da due persone di certo meno istruite di lui, visto che erano dei <fabbricatori di tende> (18, 3). Con una delle sue caratteristiche pennellate di pittore e con la discrezione propria del medico, l’evangelista Luca non omette un particolare non trascurabile: <poi lo presero con sé> (18, 26). Tra i primi discepoli vi è una delicatezza e un riserbo che sempre si congiunge alla chiarezza e al rigore. Nella prima comunità cristiana non ci sono classi rigidamente chiuse le une alle altre. Se Priscilla e Aquila non si sentono imbarazzati a migliorare la catechesi di Apollo, nondimeno possiamo ammirare in quest’ultimo una serena disponibilità ad accogliere la loro parola senza nessuna presunzione né frustrazione.

L’incontro tra Apollo e i due coniugi, così cari all’apostolo Paolo, non mortifica, anzi dilata ulteriormente il senso di comunione e di appartenenza che all’essere colti e istruiti aggiunge quel senso di fraternità e di reciproca emulazione senza le quali persino l’adesione al Vangelo rischia di essere una delle tante forme ideologiche difficilmente al riparo da derive settarie e presuntuose. Invece la prima lettura ci rassicura sul fatto che nella prima comunità vi è uno stile di fraternità in cui ognuno è disposto ad aiutare certo, ma pure a farsi aiutare tanto che: <Poiché egli desiderava passare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza> (18, 27). Ciò che l’esperienza della primitiva comunità comunica alle Chiese di ogni luogo e di ogni tempo è questo stile di reciproco accompagnamento sulla via della fedeltà al Vangelo che si esprime attraverso una discrezione e una delicatezza che sono la prima testimonianza e il criterio che guida le parole e i gesti di ciascuno.

Memori della promessa del Signore Gesù che disse ai suoi discepoli: <In verità, in verità io vi dico: se chiederete, qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà> (Gv 16, 23) possiamo oggi impetrare da Dio il dono di seguire sempre la via tracciata da Cristo nostro Maestro tanto da essere una possibile via perché anche altri possano avvicinarsi a Lui. Nel cuore siamo chiamati non solo a portare, ma persino a cullare la rassicurazione che ci viene dal cuore stesso di Cristo Signore: <il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio> (16, 27). 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *