Il tuo nome è Utile, alleluia!

VII settimana T.P. 

Le parole che Paolo rivolge agli anziani della Chiesa sono in grado di svelarci il cuore stesso dell’atteggiamento profondo del Signore Gesù: <Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove> e tutta questa fatica ed impegno per un solo motivo <non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile>(At 20, 19-20). E dopo i lunghi discorsi, il Signore Gesù sembra, appena prima della sua passione, che si voglia rendere <utile> ai suoi discepoli con la realtà che egli stesso più volte indica come la più importante e la più efficace: la preghiera! In questi ultimi giorni del tempo pasquale, mentre obbediamo al comando del Signore datoci prima della sua Ascensione di attendere in preghiera il dono dello Spirito, tutto sembra elevarsi in una supplica ardente che si fa modo nuovo e particolarmente profondo di leggere la storia e gli avvenimenti: <alzati gli occhi al cielo disse: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te> (Gv 17, 1).

Il Cenacolo diventa il luogo della profezia più ardente di quello che sarà rivelato nel mistero della Pasqua del Signore. Così spiega l’abate Guerrico: <Infatti in questo momento ha versato, in un certo senso, tutta la forza del suo amore per i suoi amici, prima di versare se stesso, come acqua, per i suoi nemici (Sal 21, 15). Ha consegnato loro il sacramento del suo corpo e del suo sangue e ha prescritto loro di celebrarlo. Non so cosa deve essere ammirato maggiormente: la sua potenza o la sua carità, quando ha inventato questo nuovo modo di dimorare con essi per consolarli della sua partenza>1. L’apostolo Paolo si dimostra alla fine della sua vita e dopo le lunghe e non comode corse apostoliche animato dallo stesso fuoco che arde nel cuore di Cristo tanto che <mandò a chiamare a Efeso gli anziani della Chiesa> (At 20, 17) per annunciare loro da una parte che <non vedrete più il mio volto> (20, 25) e dall’altra per ribadire che il tesoro più prezioso da custodire non è nemmeno la propria vita, bensì il <dovere> (20, 27) di annunciare il Vangelo.

L’umiltà e l’amore sono le realtà che permettono di fare spazio ad una conoscenza che passa attraverso una relazione profondamente amata e desiderata alla quale impariamo a amiamo sempre fare il più ampio spazio possibile all’interno del nostro cuore. L’amore estremo che, alla fine, sembra liberato da ogni bisogno di potere e di controllo ed è totalmente desideroso di rendersi <utile> permette lo scambio dei doni senza che nessuno se ne appropri. Sembra che nella sensibilità del Signore Gesù il dono più grande che gli ha fatto il Padre sono proprio gli uomini che egli ha accolto come fratelli rendendoli, attraverso la sua parola, dei veri figli: <Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che tu hai dato a me io le ho date a loro> (Gv 17, 6-8). 


1. Beato Guerrico d’Igny, Omelia per l’Ascensione, 1-2 : PL 185, 153-155

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