Il tuo nome è Conversione, alleluia!
V settimana T.P. –
Un momento difficile è quello che la Chiesa nascente vive a fronte del <problema> (At 15, 6) che si pone senza colpa di nessuno alla comunità: quale l’atteggiamento da assumere nei confronti della circoncisione. Davanti a questa pagina di storia siamo chiamati ad imparare, per prima cosa, che l’esistenza di un <problema> non è un problema, ma è un’occasione di crescita attraverso una reale conversione. Soprattutto alla luce del Vangelo possiamo dire che ogni volta che, come singoli e come comunità, dobbiamo misurarci con una problematica in cui alberga la possibilità di un conflitto possibile e normalmente di una certa dose di sofferenze, bisogna ripartire dall’essenziale: <Rimanete in me e io in voi> (Gv 15, …). Le problematiche, anche le più gravi o complesse a causa delle implicazioni storiche ed esistenziali, vanno comunque riportate al nocciolo della questione che è la relazione con Dio che ricrea continuamente i modi e le forme della relazione tra fratelli.
Il frutto dell’amore come dice James Haggerty non matura se non <su un solo albero, il Cristo Gesù e, in fin dei conti, questa è la sola vigna buona di cui il Padre è l’agricoltore. Cristo Gesù, compie la volontà del Padre amando i suoi che erano nel mondo e amandoli sino alla fine e così ha portato il solo frutto umano che rimane per la vita eterna>1. Se continuamente e ogni giorno viviamo la nostra esperienza come Maria di Magdala al mattino di Pasqua nel giardino della risurrezione quale cammino di conversione, allora il nostro sguardo, affondato in quello del Risorto che ci richiama per nome, sarà in grado di guardare e affrontare le cose da un punto di vista nuovo e, soprattutto, dal punto di vista del Cristo e non a partire dai nostri timori e dai nostri scrupoli che paralizzano. Forse per noi, così fieri della nostra autonomia e indipendenza, è più difficile accettare che la nostra vita dipenda, come quella di un tralcio, dal ceppo della vite. Eppure, la parola del Signore ci aiuta ad entrare e a rimanere in un cammino che purifica, quasi in senso chimico, poiché ci libera da tutto ciò che è secondo, passeggero, superficiale o semplicemente utile senza essere assoluto per riportarci all’essenziale. Un cammino che non è mai finito e che è da ricominciare ogni mattina.
Per un vero cammino di conversione la parola del Signore ci dà un criterio rivelandoci cosa sta maggiormente a cuore al nostro Dio e Padre: <che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli> (Gv 15, 8). La prima lettura ci offre una chiave per evitare di sbagliarci in questo cammino: <Essi, dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli> (At 15, 3). La gioia, come senso di compimento e di adeguatezza tra le prescrizioni e la vita, è il criterio apostolico per discernere ciò che è meglio, non perché è più sacro o meno sacro, ma perché più adeguato a offrire quel minimo comune denominatore che, senza mortificare lo zelo di pochi, può consolare, confortare e sostenere il cammino di molti.
1. J. HAGGERTY, in Magnificat, 198 (2009) p. 179.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!