Il tuo nome è Grande, alleluia!

V settimana di Pasqua

Mentre il Cenacolo sembra sprofondare in un silenzio pieno di contemplazione mista a trepidazione, le parole del Signore Gesù si fanno sempre più incisive. Il ritmo del discorso diventa più lento a misura di una crescente solennità che sfida l’amore dei discepoli a diventare più maturo: <Se mi amaste, vi rallegrereste perché io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me> (Gv 14, 28). Eppure, tutti sappiamo che se c’è una caratteristica propria dell’amore è quella di rendere sempre <più grande> chi o ciò che si ama. Alla scuola del Signore Gesù dovremmo poter dire la stessa cosa pensando a lui come già aveva fatto <l’amico dello sposo> (Gv 3, 29), tanto da dichiarare e da desiderare: <Egli deve crescere e io invece diminuire> (3, 30). La conclusione delle poche intense parole del Vangelo è una vera e propria dichiarazione d’amore: <bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco> (14, 31).

La vita della prima comunità cristiana non fa che realizzare questo desiderio di Cristo Signore a costo di patire la persecuzione e di dover continuamente rivedere i propri programmi e sciogliere la <vela> (At 14, 26) con rinnovata docilità non solo al vento dello Spirito, ma pure a quelli dei contrattempi e delle tribolazioni. Con grande naturalezza l’autore degli Atti degli Apostoli annota che <lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto> (14, 19). Con la stessa naturalezza con cui annota che <riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede> (14, 27). La persecuzione invece di restringere la vita della comunità è capace, piuttosto, di allargarne la portata tanto da far sentire, in modo del tutto naturale, il desiderio di dare sempre più spazio a tutti.

La vita dei discepoli è orientata a far sì che si realizzi la parola del salmo: <Per far conoscere agli uomini le tue imprese> (Sal 144, 12). Sembra quasi che non ci sia un minuto da perdere, tanto che Paolo si rimette in viaggio il giorno dopo la sua lapidazione! Vi è come il sentimento di qualcosa di grande da realizzare e ciò esige la pienezza del dono di sé perché si manifesti la potenza e la bellezza del <Vangelo> (At 14, 21). Il segno di un tale dinamismo inarrestabile ed esigente è la <pace> (Gv 14, 27) che ci viene donata dal Signore Gesù non come soluzione apparente di conflitti, ma come radicamento nella vita stessa di Dio che ci libera da ogni <timore>. Questo è il frutto della sua presenza che si fa sempre più profonda, quasi più visibile nella misura in cui sembra diventare più invisibile e nascosta. Potremmo dire che il grande guadagno pasquale, per quanto concerne la presenza di Cristo in noi e tra di noi, è che egli è sempre di più e sempre meglio dove siamo noi come singoli e come comunità di credenti che pur <nelle molte tribolazioni> (At 14, 22) sanno di poter conservare l’imperturbabile dinamismo della fede. Le fede funziona con lo stesso dinamismo dell’amore che regna da sempre e per sempre tra il Padre e il Figlio e di cui la Pasqua di Cristo ci ha resi partecipi in modo sempre più grande.

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