Il tuo nome è Grande, alleluia!
V settimana T.P. –
Il Signore Gesù afferma che <il Padre è più grande di me> (Gv 14, 28) e così dicendo ci rivela il mistero della sua stessa grandezza da cui possiamo e dobbiamo imparare ad essere grandi coltivando una piccolezza nemica di ogni piccineria e di qualunque forma di ripiegamento e di chiusura. Non si tratta della serenità di una vita che proceda senza problemi, ma di quella <pace> donata <non come la dà il mondo> (14, 27). Non si tratta di una pace fuori dal mondo, ma di una pace talmente profonda da riempire il cuore a partire dai suoi fondali più intimi e misteriosi tanto da permettere di affrontare tutti i problemi nella certezza che nulla può separarci dall’amore di Dio. Del resto lo sperimentiamo nella nostra vita: ci sentiamo in pace e siamo sereni quando ci sentiamo legati ad una persona agli occhi della quale sentiamo di valere e di essere importanti questo ci rende capaci di affrontare ogni cosa e di sentirci forti.
Non è forse l’amicizia vera che ci permette di tenere nelle prove della vita? Come spiegava Giovanni XXIII nella sua enciclica Pacem in terris: <Ogni credente, in questo nostro mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio. Infatti, non si dà pace fra gli uomini se non vi è pace in ciascuno di essi> e aggiunge <questa un’impresa tanto nobile ed alta che le forze umane, anche se animate da ogni lodevole buona volontà, non possono da sole portare ad effetto>. È la pace che giace sul fondale del cuore dei discepoli che, annunciando il vangelo, mai dimenticano che <dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni> (At 14, 22). La pace che il Risorto semina e radica nel nostro cuore non ha niente a che vedere né con il compromesso né tantomeno con l’ordine, ma si stabilisce nel profondo del cuore e da qui si comunica come un dono al mondo, per questo è una pace che merita l’aggettivo di <grande> come il suo autore. Per questo la pace autentica non può che essere grande se non è pasquale: nasce dalla croce, accetta di passare per la tribolazione e porta ogni cosa oltre… verso le profondità della luce.
Di questa pace luminosa parlava Serafino di Sarov al suo discepolo Michele con delle parole che sarebbe bello accogliere come se fossero rivolte a noi stessi: <Amico di Dio, è quella la pace di cui il Signore parlava e che sorpassa ogni intelligenza (Fil 4, 7) perché nessuna parola può esprimere il benessere spirituale che essa fa nascere nei cuori degli uomini in cui Dio la infonde: frutto della generosità di Cristo e non di questo mondo, nessuna felicità terrena può donarla>1. Eppure a tutti può essere donata come una vera <porta della fede> (At 14, 27).
1. I. GORAINOFF, Serafino di Sarov, Gribaudi 1981, p. 178.





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