Modello
XXX Domenica del T.O. –
L’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Tessalonica complimentandosi con loro e riconoscendo che il loro cammino di fede è da prendere come <modello per tutti i credenti> (1Ts 1, 7). Il motivo è spiegato subito dopo in termini tanto chiari quanto allusivi: <come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero> (1, 9). Dopo tante e rinnovate diatribe tra il Signore Gesù e le varie categorie che intuiscono nella sua predicazione e, ancor più, nella profezia dei suoi gesti e dei suoi atteggiamenti, siamo ancora una volta di fronte ad una discussione che, con apparente gentilezza e rispetto di quelle che sono le modalità proprie delle scuole sinagogali, cercano di mettere ancora una volta in difficoltà il Rabbi di Nazaret: <Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?> (Mt 22, 36).
Nella logica delle scuole farisaiche uno dei problemi più importanti e gravi era quello di stabilire e continuamente verificare il giusto ordine gerarchico tra i vari precetti e le consuetudini ad esse connesse. Il Signore si sottrae a questa logica casistica per indicare i <due comandamenti> (22, 40) da cui dipende ogni passo di fedeltà non nel senso della semplice e scrupolosa esecuzione, ma in una sempre più creativa attenzione a quelle che sono le realtà concrete in cui si è chiamati ad incarnare e non semplicemente ad eseguire. Eseguire è un’operazione per certi aspetti assai semplice e in molti casi tanto meccanica quanto deresponsabilizzante, incarnare è invece qualcosa che esige la partecipazione piena di ciascuno a cui va unita una disponibilità all’accoglienza e all’imitazione di un Dio <pietoso> (Es 22, 26). Nella prima lettura il Signore, infatti non si presenta, come un Dio controllore e contabile, a cui bisogna corrispondere una sorta di tassa sull’esistenza per evitare che ci folgori con la sua vita. Al contrario si rivela come il Signore che si prende cura della <vedova> e dell’<orfano> (22, 23) e non solo chiede di fare altrettanto, ma fa dell’attenzione al più debole il criterio assoluto del discernimento di una fedeltà che ci fa grandi e non solo riconosce come grande il nostro Signore e Creatore.
Ogni giorno siamo invitati a rivivere personalmente e come comunità di credenti quel cammino di conversione <dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene> (1Ts 1, 10).
<Quel primo e più grande comandamento è vantaggioso per l’uomo che obbedisce, non per Dio che comanda; e anche ogni altro comandamento di Dio perfeziona colui che obbedisce, lo eleva, lo istruisce, lo illumina infine lo rende buono e beato>1.
1. R. BELLARMINO, Elevazione della mente a Dio, grad. 1.





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