Guardinghi
XXVII Settimana T.O. –
Il conflitto che si crea tra il Signore Gesù i suoi simpatizzanti e i suoi contrastanti non è sulla potenza in quanto tale bensì sulla sua provenienza: viene dall’alto o dal basso la sua capacità di restituire alla pienezza di vita? Il Signore Gesù pur protestando la sua originale potenza che viene dall’alto, che viene da Dio mette in guardia i suoi ascoltatori dal rischio di abbassare la guardia: nella lotta contro il male bisogna andare fino in fondo e bisogna fare una scelta di campo che sia di tutto campo: appartenere interamente e totalmente al <forte> (Lc 11, 21) ci permette di essere al sicuro, senza mai sentirci al sicuro. Si tratta di dichiarare guerra aperta ad ogni tentazione e tentativo di facilità, di spontaneità. Il primo passo in questo combattimento spirituale consiste nel non cedere alla dimenticanza di essere tutti dei liberati: dimenticare è essere già vinti perché già vulnerabili agli inevitabili ritorni del male che ci deve trovare invece più vigilanti e più agguerriti. Non possiamo dimenticare che <Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi> e il motivo è chiaro ed unico: <perché noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito> (Gal 3, 13-14)
Come spiega padre Latourelle <Il miracolo ci attira verso la terra e nello stesso tempo ce ne distacca; mobilizza i sensi per orientare lo spirito. La trasformazione dell’universo attraverso il miracolo e la trasformazione dell’uomo attraverso la santificazione sono il segno di un mondo nuovo che viene generato sotto i nostri stessi occhi>1. E viene sempre generato all’ombra del mistero della croce. Quando il Signore Gesù muore – in tutta serenità secondo il vangelo di Luca nell’atto di perdonare i suoi nemici unitamente ai suoi compagni di supplizio e affidandosi interamente nelle meni del Padre suo – appare agli occhi del mondo nudo e spogliato di ogni cosa. In realtà la nudità di Cristo spoglia il Nemico delle nostre vite che nel Giardino aveva aperto i nostri occhi non alla nudità che ci era cara, ma alla vergogna di cui eravamo ignoranti. Il Signore Gesù si dimostra <più forte di lui e lo vince> (Lc 11, 22) privandolo delle armi della seduzione del potere, del successo, dell’immagine e restituendo così ad ogni creatura la gioia semplice di essere figlio di Dio.
In tal modo viene restaurato ciò che il Satana aveva alterato e che la suggestione dell’orgoglio continua ad alterare nel nostro cuore spingendoci e illudendoci di poter vivere “in proprio” e fuori da una relazione salvifica. A quanti – anche oggi e persino noi stessi – chiedono al Signore un <segno dal cielo> (11, 16), Gesù mostra semplicemente il segno del suo amore crocifisso e spogliato di ogni apparenza in cui è lo stesso <dito di Dio> (11, 20) che scrive nel cuore e riporta ogni cosa alla pace. Paolo non ha vergogna di citare la Scrittura riferendola direttamente al Signore Gesù: <Maledetto chi è appeso al legno> (Gal 3, 13) e in questo modo ci libera dal peso e dalle catene dell’apparenza per farci entrare, <mediante la fede> nella <promessa dello Spirito> (3, 14) che ci rendono, come Abramo, gioiosamente liberi di essere sempre e solo pellegrini e stranieri, poveri di sicurezze e primi di <armi> (Lc 11, 22), ma per sempre e sempre <benedetti> (Gal 3, 9).
1. R. LATOURELLE, Miracles de Jésus et théologie du miracle, Cerf 1986, p. 382.





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