Tranquillità

XXVII Settimana T.O. –

Le parole della preghiera che il Signore ieri ci ha insegnato, rispondendo alla domanda di uno dei suoi discepoli, si trasforma oggi in un gesto pieno di tenerezza e di urgenza: <Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui…> (Lc 11, 5). Il bisogno e l’urgenza di questo amico visitato improvvisamente da un amico sembrano scontrarsi ed entrare in conflitto con la tenerezza di questo padre che tiene a cuore il riposo e la tranquillità dei suoi figli: <Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani> (11, 7). Eppure, alla fine, l’amicizia ha la meglio e il pane è assicurato! Ma come riuscire a comprendere ciò che è veramente buono, utile, necessario nelle varie situazioni che viviamo sia a livello personale che a livello relazionale? Il Signore ci dà una possibile risposta per affrontare e attraversare le ricorrenti non risposte, le pesanti porte che rimangono sbarrate, le ricerche senza successo: <quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!> (11, 13). A questa affermazione del Signore Gesù fa eco la domanda dell’apostolo: <Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?> (Gal 3, 2).

In realtà si tratta di chiedere solo lo <Spirito Santo> (11, 13) che, come Maestro interiore, ci insegnerà a pregare, a domandare, a bussare e ad attendere che il Padre si riveli più capace di noi di <dare cose buone> e per questo talora ci chieda di andare oltre le nostre richieste per aprire il nostro cuore ad una volontà di vita e di amore più ampie delle nostre attese. Nessuno di noi può accondiscendere come l’amico chiuso in casa con i propri figli alla difesa della propria tranquillità. Un criterio per discernere la compatibilità delle richieste che presentiamo nella preghiera è di capire se esse esprimono il bisogno di restarsene tranquilli <io e i miei bambini> -le proprie gioie e sicurezze addormentate e addormentanti – oppure si accetta di essere disturbati per crescere e aprirsi a nuove istanze. La preghiera è sempre un laboratorio di pace ma non di “quieto vivere”.

Vi è una stoltezza che attraversa anche la nostra vita per cui meritiamo il rimprovero dell’apostolo: <Avete tanto sofferto invano?> (Gal 3, 4) e questo riguarda proprio il dono del Consolatore che tiene la nostra vita sempre in dinamico ascolto. Possiamo veramente sostare a lungo su questa parola dell’apostolo: <Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?> (3, 5). Agostino ci sferza: <Vergogniamoci della nostra debolezza. Il suo desiderio di donare è più forte del nostro desiderio di ricevere; il suo desiderio di usarci misericordia è ancora più forte del nostro desiderio di essere liberati dalle nostre miserie>1. Ma a tutto questo bisogna credere, in tutto questo bisogna proprio crederci fino a perdere la tranquillità e trasformare il quieto riposo della notte in un’occasione di carità e di condivisione dei <pani> dell’umanità che abbiamo o che, ancora più necessariamente, siamo!


1. AGOSTINO, Spiegazione dei salmi, 100, 12

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