Vergini spente

XXI Settimana T.O.

La parola di Paolo risuona ancora una volta ci trapassa da parte a parte: <E mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano la sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, e stoltezza per i pagani> (1Cor 1, 22). In questo versetto paolino tra i più famosi, citati e fondamentali di tutto il suo epistolario, è come se ci venisse offerta un’istantanea del tempo che viviamo per quello che ha in comune con tutti i tempi della storia dell’umanità: ancora oggi, come sempre, si cercano <miracoli> e si insegue una <sapienza> che, in realtà, non ci richiede nulla e che – invece – culla e nutre la nostra innata idolatria per noi stessi. Non si tratta di contrapporre Giudei e Greci bensì di cogliere nel nostro cuore questa terribile tendenza a cercare e a chiedere senza, in realtà, aprirci a ricevere. Questo mistero della nostra stoltezza conclude terribilmente la parabola evangelica: <e la porta fu chiusa> (Mt 25, 10). E sembra che quando una <porta> si chiude nonostante le suppliche <Signore, Signore, aprici> (25, 11) non sia possibile assolutamente riaprire uno spiraglio. E questo proprio perché – come viene raccontato nella prima parte del vangelo di Matteo – non basta dire <Signore, Signore…> (Mt 7, 21-22) per entrare <alle nozze> (Mt 25, 10) ma bisogna entrare <nel disegno sapiente di Dio> (1Cor 1, 21). Non si tratta di sapere una serie di cose su Dio mediante un <discorso sapiente> (1, 17) ma di sàpere – per usare un termine latino allusivo – secondo Dio.

Il sapere a cui siamo chiamati ad aprirci è quello della <croce di Cristo> (1, 17) nella cui luce e sotto la cui ombra si comincia a gustare e sentire la vita – questo il senso proprio del sàpere latino – in un modo nuovo, diverso, completamente e sempre più sganciato dalle proprie aspettative su Dio, su se stessi e sugli altri. Forse sta proprio qui la differenza tra i due gruppi di vergini che, alla fine, rivelano la loro saggezza e la loro stoltezza proprio per una capacità o meno di prepararsi al peggio e quindi essere in grado di accogliere e di vivere il meglio: <le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze> (Mt 25, 10). Le altre rivelano di essere assolutamente impreparate, proprio perché sono superficiali fino ad immaginare e a richiedere alle loro compagne di attesa di condividere il loro <olio> semplicemente perché <le nostre lampade si spengono> (Mt 25, 8). La domanda che potremmo porci è se sarebbe stato sufficiente dare loro un po’ di olio per non far morire del tutto la flebile luce?! E soprattutto perché mai queste vergini sono state così <stolte> da seguire il consiglio delle <sagge> tanto da andarsene <per comprare l’olio> (25, 10)?

In questo modo hanno dimostrato il fondamento della loro stoltezza che sta nella superficialità che cerca di fare miracoli> quando invece sarebbe stato più semplice e più vero attendere con le altre accettando di avere tra le mani una lampada spenta. La stoltezza è volere troppo e, soprattutto, volere dimostrare più di quello che si ha e di quello che si è rendendo così <vana la croce di Cristo> (1, 17) che è l’accettazione del fallimento senza mai indulgere a lasciare il proprio posto di attesa, di vigilanza, di amore per quanto povero e spento possa essere. Forse che lo <sposo> (Mt 25, 6) avrebbe lasciato fuori queste povere vergini spente? Forse che Cristo ci lascerà alla <porta> (25, 10) del suo amore?! Ma tutto ciò sarà possibile se sapremo sàpere la nostra povertà e fallimento in quella <debolezza di Dio> che è <più forte> (1Cor 1, 25) dei nostri espedienti e dei nostri commerci.

1 commento
  1. MICHELE PEREGO
    MICHELE PEREGO dice:

    Quanta speranza trasuda da queste parole: “Forse che lo sposo avrebbe lasciato fuori queste povere vergini spente?”
    Veramente dobbiamo apprendere a “sàpere” la nostra povertà e il nostro fallimento in quella “debolezza di Dio” che è più forte dei nostri espedienti e dei nostri commerci.
    Sant’Agostino aiutaci a convertirci.

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