Attenzione
XV Settimana T.O. –
Il Signore Gesù ci fa segno, si fa segno per ciascuno di noi e attende da parte nostra una sensibilità e un’attenzione senza le quali la nostra vita rischia di precipitare, non perché il Signore ci infligga chissà quale tremendo castigo, ma perché la nostra vita scivolerebbe, ineluttabilmente, verso un non-senso, capace di svuotare e avvilire ogni speranza. La parola di cui il profeta Isaia si fa mediazione presso il re Acaz riguarda ciascuno di noi chiamato, ogni giorno, a dare consistenza alla propria esistenza rifondandola continuamente su ciò che può assicurarci veramente una solidità interiore che ci renda capaci di affrontare tutte le traversie della vita. Da una parte il Signore conforta e rassicura il re perché il suo cuore unitamente a quello del popolo non si agiti e, dall’altra, rammenta al popolo che <se non crederete, non resterete saldi> (Is 7, 9b). Nello stesso senso il Signore Gesù <si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi perché non si erano convertite> (Mt 11, 20).
Il Signore non vuole sradicare l’albero che siamo, ma continuamente cerca di riportare ciascuno di noi a quel realismo che da una parte ci tiene al riparo dalla superficialità e dall’altro ci permette – dall’ultima foglia che spunta sul ramo più tenero che ondeggia nel cielo alla radice più possente che si nasconde nella terra – di ritrovare continuamente quella stabilità interiore che permette di crescere e di vivere pienamente: <Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta> (Is 7, 4). Il nostro cuore è così simile alla città di cui ci parla il Signore Gesù nel Vangelo e il profeta nella prima lettura: siamo continuamente gratificati da una continua attenzione da parte del Signore a cui, però, rischiamo di non riservare la dovuta attenzione. Non è certo preferibile la situazione e il destino di Sodoma a quella di Cafarnao, ma a nulla varrebbe il dono della possibilità di un incontro con il Signore se passasse nella nostra vita inosservato e, in una parola, dis-atteso.
Non dobbiamo mai dimenticare che c’è sempre una via per ritrovare l’attenzione e ristabilire la comunione e non è altro che il pentimento quale <porta della compassione; essa si apre a chi lo ricerca. Per questa porta entriamo nella compassione divina; fuori di essa non possiamo trovare la compassione: “Tutti hanno peccato, dice la Sacra Scrittura, e tutti sono giustificati gratuitamente per la sua grazia” (Rm 3,23-24). Il pentimento è la seconda grazia. Nasce dalla fede e dal timore nel cuore. Il timore è il vincastro paterno che ci guida, finché non siamo giunti al paradiso spirituale. Quando vi siamo giunti, esso ci lascia e se ne va>1. Il pentimento non significa guardare indietro come fece la moglie di Lot trasformandosi, per questo, in una statua di sale, ma è guardare avanti facendo tesoro di ogni passo compiuto, di ogni gioia provata, di ogni dolore sofferto.
1. ISACCO SIRO, Discorsi ascetici, I, 72.





