Imparare
XXVII Settimana T.O. –
L’immagine che ci offre il piccolo e grazioso quadretto del passaggio di Gesù a Betania è quella di un Dio che vuole essere ospitato ed ascoltato, perché no, persino confortato. Ciò che consola il nostro cuore e il cuore stesso del Signore Gesù è proprio il sentire – almeno qualche volta – che non siamo semplicemente sopportati o premurosamente serviti ma scelti come l’unica cosa necessaria, come la realtà più preziosa che non ammette distrazioni ed esige la totalità della relazione. Come spiega Meister Eckart pensando a Maria di Betania ed identificandola, come fa buona parte della tradizione, con Maria di Magdala, <occorreva che Maria diventasse dapprima come Marta, prima di diventare realmente Maria. Infatti, mentre era seduta ai piedi del nostro Signore non lo era ancora: lo era di nome, ma non ancora a causa di una sua realizzazione spirituale. Maria, finché rimaneva ai piedi del Signore stava ancora imparando; anzi si era appena messa ad imparare; imparare a vivere>.
Il mistero di Betania è il mistero del nostro cuore e rimanda al mistero della relazione tra cuori. Due atteggiamenti coabitano nel nostro cuore e nessuna <Marta> (Lc 10, 38) deve voler eliminare la sensibilità di nessuna <Maria> né come tendenze del nostro intimo, più o meno compresenti, né come accoglienza di modi diversi di sentire e di amare. Ce ne dà testimonianza l’apostolo Paolo nella prima lettura che è una rilettura del proprio percorso. Può essere meraviglioso sostare sul momento di svolta che viene narrato dall’apostolo: <Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo… subito, senza chiedere consiglio a nessuno…> (Gal 1, 15-17). Nonostante sarebbe stato più corretto recarsi da quanti <erano apostoli prima> (1, 17) possiamo ammirare in Paolo un’urgenza dettata dalla scoperta di una grande amore che non ammette né ritardi né distrazione alcuna.
È lo stesso slancio con cui e per cui Maria <seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola> (Lc 10, 39). La reazione di Marta costringe il Signore Gesù a prendere le difese di Maria, non perché essa fosse migliore o il suo atteggiamento superiore, ma perché la sorella – che cerca in tutti i modi di accogliere il Maestro nel modo più signorile e amabile che si possa immaginare – non riesce ad accogliere la sorella nel suo modo di essere discepola, di essere se stessa. Davanti al pericolo di “sterminio” della differenza, il Signore non può rimanere né in silenzio né tantomeno insensibile ad una forma di così rara sensibilità. Forse anche gli apostoli avrebbero avuto di che ridire sulla modalità del neo-chiamato di vivere il mistero della grazia ma ci sono momenti e situazioni in cui ciascuno è rimandato a se stesso, alle urgenze del proprio cuore e nessuno può rompere l’incantesimo della <rivelazione> come relazione urgente perché amante: subito!





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