Prudenza
XIV Settimana T.O. –
È lo stesso Signore Gesù che, inviando i suoi discepoli come testimoni e annunciatori del Vangelo, raccomanda di essere <prudenti come i serpenti e semplici come le colombe> (Mt 10, 16). Forse questa parola del Maestro, pronunciata e consegnata in un momento particolarmente significativo per il cammino futuro della Chiesa che si fonda sulla predicazione apostolica, ci fa elencare e meditare, per prima, la virtù della prudenza. L’accostamento simbolico tra questi due animali ci permette di cogliere la continuità e, contemporaneamente la novità del modo evangelico di intendere una virtù assolutamente umana come la prudenza: si tratta di essere accorti e scaltri come dei serpenti in tutto ciò che concerne la vigilanza su se stessi, ma innocenti e semplici come colombe, che sono animali miti e arrendevoli. È necessario saper considerare le cose della terra con un senso di realismo, di praticità, di consapevolezza proprio come il serpente che conosce il suo territorio e sa muoversi con disinvoltura e finissima – oltreché silenziosissima – sensibilità percettiva, ma senza perdere la visione che delle cose si ha dall’alto per poter non assolutizzare nessun aspetto particolare a scapito dell’insieme. Ancora il Catechismo, parlando più particolarmente di questa virtù dice: <La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo “accorto controlla i suoi passi” (Pr 14,15)>1. (1086).
San Tommaso, riprendendo la tradizione degli antichi filosofi, dice che la prudenza guida nell’agire e mai si confonde con la timidezza o la paura, né tantomeno con la doppiezza o la dissimulazione. Ogni uomo e ogni discepolo animato e guidato dalla virtù della prudenza è capace di orientarsi nel reale, complesso e talora umbratile, senza perdere né il contatto con la terra della concretezza – come il serpente – né l’intuizione di un orizzonte più ampio – come le colombe. La fedeltà al Vangelo, che esige sempre la perseveranza comincia ogni giorno con la semplice prudenza di compiere ogni passo con semplicità e con accortezza perché sia un passo per la vita e sia annuncio sereno e coraggioso del Regno di Dio che viene attraverso di noi e, talora, persino, malgrado noi. Il Signore Gesù si premura di darci pure un’altra consegna o, forse più precisamente, una sorta di consapevolezza necessaria a non perdere mai la pace: <infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi> (Mt 10, 20).
Il profeta Osea ci aiuta a maturare l’atteggiamento giusto nel ricevere la parola del Signore perché orienti la nostra vita e la nostra testimonianza di discepoli: <Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano.
1. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1086






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