Accanto

B.V.M. Addolorata

Ritrovando il testo del quarto Vangelo che ci fa contemplare come in un quadretto il momento più prezioso e l’Ora più dolce e più drammatica di tutta la storia dell’umanità e di tutta la storia di Dio, nella morte del Signore Gesù, potremmo lasciarci andare ad una esclamazione: “Quante donne!”. Sì, esse sono presenti accanto alla croce del Signore a cui potremmo aggiungere un’altra esclamazione “Quali donne!”. Di fronte al dolore e accanto ai crocifissi e “ai poveri cristi” dei nostri giorni Sr. Emmanuelle così esclamava: <Signore, tu hai voluto che noi – gli umani – potessimo trasalire davanti al dolore e trovare il modo di dare sollievo ed è così che diventiamo persone “benedette” dal Padre (Mt 25). Sì, benedetti siete voi che sapete amare e condividere, siete benedetti voi che forse senza saperlo avanzate sulla strada che porta all’eternità beata ove vi aspetto con lo stesso Amore>1.

Nel giorno dopo l’Esaltazione della Santa Croce, la Chiesa ci fa sostare sul mistero di colei che seppe stare fino all’ultimo <accanto> (Gv 19, 26) a suo Figlio permettendo a tutte e a tutti coloro che lo amavano di rimanere <accanto> a lei. Le donne e <il discepolo> amato ci ricordano le esigenze e le conseguenze del mistero della croce: stare e rimanere accanto ad ogni sofferenza e ad ogni dolore con decisa e inerme partecipazione che comincia con la decisione di stare dalla parte di chi ormai non ha nessuno dalla sua parte. Potremmo parafrasare il testo della Lettera agli Ebrei dicendo che <Pur essendo Figlio imparò l’obbedienza da ciò che patì> (Eb 5, 8) e amò di essere teneramente amato ed accompagnato in quello che patì. La tradizione della Chiesa ha sempre avvolto il parto della Vergine Madre di Dio con particolare venerazione ed è come se avesse avuto bisogno di riconoscere <i dolori del parto> (Gn 3) non nel momento della nascita a Betlemme, bensì nel momento della crocifissione a Gerusalemme.

Per l’evangelista Luca, il cammino pasquale di Maria alla sequela del suo Figlio comincia e si conclude a Gerusalemme ove il vecchio Simeone aveva aperto il suo cuore ad una comprensione più profonda del mistero di questa stupenda nascita: <egli è qui come segno di contraddizione… e anche a te una spada trafiggerà l’anima> (Lc 2, 34-35). Alla vigilia della Passione, il Signore stesso aveva paragonato se stesso proprio a una donna che partorisce, affermando: «La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21). Maria sarà silenziosamente presente anche al momento della Pentecoste e scomparirà nel suo amato silenzio dopo che la Chiesa è generata dallo Spirito come madre e matrice di un’umanità nuova. Il suo mistero di generazione e di partecipazione è ora affidato a ciascuno di noi chiamato a stare <accanto> ad ogni sofferenza perché sia un germoglio di vita pienamente accolta e donata.

1. Sr. EMMANUELLE, Dal testamento spirituale, Documentation Catholique 2412 (16/11/08) p. 1026.

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