Sensum Christi
XXII Settimana T.O. –
La parola di Paolo che conclude la prima lettura è capace di generare nel cuore un senso di dilatata speranza: <Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo> (1Cor 2, 16). In latino questa espressione suona in modo ancora più suggestivo: <Nos autem sensum Christi habemus>. Proprio mentre rileggiamo come comunità credente la seconda lettera di Paolo ai Corinti e ci immergiamo nella rilettura orante del vangelo secondo Luca possiamo mettere al centro dell’attenzione del nostro cuore proprio questo desiderio: conoscere e assumere il sensum Christi per dare un senso e un sapore sempre più evangelico alla nostra vita e alla nostra testimonianza. Come spiegava il Card. Ratzinger in una sua omelia quaresimale soffermandosi sul mistero della creazione: <il mondo non è nato dalle tenebre dell’assurdo. Sgorga dall’intelligenza, dalla libertà, dalla bellezza che è amore>. La lettura del Vangelo sempre ci mette di fronte al dono e alla responsabilità che provengono dall’intelligenza, dalla libertà e dalla bellezza che è amore di cui siamo chiamati a lasciare impregnare talmente la nostra esistenza e la nostra sensibilità perché sia percepito da coloro che incontriamo come il vero, inconfondibile e irresistibile profumo di Cristo.
L’apostolo Paolo non riesce a spiegarsi e a spiegare il grande del dono che ha ricevuto ed è chiamato a trasmettere se non con accenti colmi di gratitudine, di stupore e di sproporzione: <Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali> (1Cor 2, 13). Diversa, ben diversa, è la reazione dell’uomo posseduto che il Signore incontra nella sinagoga di Cafarnao e che rappresenta benissimo la minaccia che il nostro uomo incatenato da se stesso e a se stesso sente all’approssimarsi del profumo e delle esigenze di quella vita liberata che il Signore vuole ridonare ad ogni uomo e ad ogni donna. Le domande del demonio, in realtà sono le questioni che il Vangelo pone alla nostra vita: <Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?>. In realtà, non sono nostre solo le domande, ma pure l’esclamazione: <Io so chi tu sei il Santo di Dio> (Lc 4, 34). La reazione del Signore è semplice: <Taci!> (4, 35). Al Signore non interessano le nostre argomentazioni, ma è interessato dalla nostra disponibilità o meno di ritrovare lo stato originario della nostra libertà creaturale che non ci permette nessun alibi e ci chiede di assumere la nostra vita e di viverla pienamente e responsabilmente in relazione a noi stessi, agli altri e al nostro Creatore.
L’<autorità e la potenza> (4, 36) di Gesù non sono quelle di qualcuno che si pone come soluzione dei problemi e delle angosce, bensì come colui che – nella verità di se stesso – ci restituisce alla verità di noi stessi. Cosa vuole da noi il Signore? Che siamo semplicemente noi stessi proprio come lui è il <Nazareno>, desidera che siamo riconciliati con la nostra storia e le nostre realtà più intime. In che cosa potrebbe <rovinarci> il Signore? Certo la sua presenza libera la nostra vita da tutta una serie di giustificazioni che falsificano il nostro grado di libertà e di responsabilità. Per noi è la parola di Paolo: <L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno> (1Cor 2, 15).





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