Tenda

Esaltazione della santa Croce

La festa dell’Esaltazione della santa Croce oltre ad essere legata alla dedicazione della Basilica della Risurrezione fatta erigere da Costantino sulla tomba di Cristo (nell’anno 335) si inserisce pure nel contesto biblico e si riallaccia alle feste ebraiche: <il decimo giorno di questo settimo mese… sarà il giorno dell’espiazione> (Lv 23, 27). Ma oltre a riallacciarsi allo Yom Kippour si lega anche ad un’altra festa quella delle Tende o delle Capanne: <il quindici di questo settimo mese> (Lv 23, 34). Salomone scelse proprio questa festa per dedicare il nuovo Tempio (1Re 8, 2. 25) e la lettera agli Ebrei interpreta l’offerta pasquale di Cristo sull’altare della croce proprio nel contesto del giorno dell’Espiazione (Eb 9, 6-12) come pure nel contesto della feste dei tabernacoli: <Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me> (Gv 7, 37). Proprio l’evangelista Giovanni fa del cuore di Cristo squarciato sulla croce la sorgente di vita a cui tutti noi siamo chiamati ad abbeverarci come cervi assetati bisognosi di contrastare il veleno dei <serpenti brucianti> (Nm 21, 6) dei nostri egoismi.

Sotto la croce, oltre a trovare refrigerio e guarigione, possiamo anche trovare rifugio e consolazione per tutte le nostre solitudini e per tutte le nostre angosce poiché essa è il segno perenne di quanto e di come <Dio ha tanto amato il mondo> (Gv 3, 16). La croce è il nuovo Tempio da cui sgorga l’acqua viva che risana e che vivifica ed è per il popolo cristiano il segno della speranza del Regno che il popolo ebraico celebra con la festa delle Capanne: nostalgia e desiderio al contempo di quella tenerezza con cui il Signore Dio ha accompagnato il cammino del popolo nel deserto. Questa tenerezza si è rivelata in tutto il fulgore della sua pienezza in quell’abbraccio tra la madre e il discepolo che trasforma il <luogo del cranio> nel monte della rivelazione somma <perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi> (Fil 2, 10) e ogni cuore si apra. Come insegna un biblista contemporaneo: <La regalità di Gesù si manifesta nell’ora della croce senza che questo faccia dimenticare l’aspetto cruento del supplizio. La gloria è inseparabile dalla croce, sul duplice versante della Passione e della risurrezione>1.

Ai piedi della croce tutte le nostre glorie vane e le nostre illusorie esaltazioni è come se perdessero il loro velenoso mordente e allentassero la presa sul nostro cuore malato. Come il popolo nel deserto siamo chiamati ad elevare il nostro sguardo per far sì che la presenza di Cristo nella nostra vita ne orienti i desideri e ci aiuti a leggerne i percorsi. La croce inoltre cauterizza le nostre false immagini di Dio che vorremmo potente e invincibile, mentre si mostra vittorioso in un amore che sia lascia annientare senza mai annientarsi. La croce è il talamo, la tenda e il baldacchino nuziali sotto cui la polvere e le lacrime della nostra umanità ferita vengono finalmente sposate e riscattate dall’amore silente del Verbo fatto carne per noi e per la nostra salvezza.


1. Y.-M. BLANCHARD, Saint Jean, Éd. de l’Atelier, 1999, p. 67.

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