Amministratori

Amministratori

4 Novembre 2022/

XXXI settimana T.O.

Dall’amministratore <disonesto> (Lc 16, 8) siamo chiamati ad imparare come essere onesti al massimo delle nostre possibilità. Sembra che la cosa più importante sia quella di non adagiarsi su ciò che si è già realizzato nella vita per imparare a dare di più creando un ulteriore incremento della propria speranza che, in modo del tutto naturale, sembra essere una speranza per gli altri. L’apostolo Paolo non esita ad offrire se stesso come modello fino a dire: <fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi> (Fil 3, 17). Sembra che al cuore del messaggio della Parola di Dio che ci viene incontro quest’oggi vi sia un invito a considerare che il tesoro più importante da custodire sono proprio le relazioni con i nostri fratelli e sorelle in umanità. Infatti, ciò che rende lodabile questo <amministratore disonesto> è il fatto che nel momento della difficoltà non trova di meglio che fare ricorso alle persone con cui, comunque, ha saputo intessere relazioni amicali o comunque di solidarietà e per questo <Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone> (Lc 16, 5).

Per comprendere la preziosità del modello che ci viene dal protagonista della parabola è necessario partire dalla conclusione del testo ove è lo stesso Signore Gesù a farsi interprete del racconto che ha appena esposto ai suoi uditori: <I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce> (16, 8). Anche in altri passi del Vangelo, il Signore Gesù non esita a paragonare il giudizio di Dio a quello di un giudice ingiusto (18, 1-8), come pure invita i suoi discepoli ad imparare l’astuzia dai serpenti (Mt 10, 6). Possiamo dire che sono i contrasti più forti ad evidenziare più profondamente i valori sommamente importanti perché la vita vada avanti comunque. Con queste immagini forti, esigenti e paradossali, il Signore chiede ai suoi discepoli di mettere a disposizione del Regno non solo tutte le proprie energie, ma pure di essere capaci di farlo al meglio, proprio come si farebbe nel caso si sentisse venir meno la sicurezza della propria vita e la speranza di un futuro vivibile.

Il ragionamento interiore dell’amministratore non fa una piega: <Che cosa farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua> (Lc 16, 3-4). Laddove noi siamo inclini a pensare alla vita spirituale come un continuo gioco al ribasso, il Signore Gesù ci spinge a giocare al rialzo stimolandoci potentemente senza omettere una buona dose di provocazione e di audacia che si spinge fino al limite cercando di rimanere dentro il limite. Detto questo, possiamo ritenere la conclusione della prima lettura come epilogo del vangelo, analogamente alla fine di una favola, e dire: <rimanete in questo modo saldi nel Signore> (Fil 4, 1) senza inutili paure e dannose timidezze per essere veramente ed efficacemente <figli della luce> anche in mezzo alle tenebre.

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