Una mano
XVI Settimana T.O. –
Possiamo lasciarci emozionare da quella <mano> che si tende anche <verso> di noi e si fa oltre che gesto anche parola: <Ecco mia madre e i miei fratelli> (Mt 12, 49). Tutto il nostro desiderio, tutta la nostra tenerezza può farsi anelito per essere riconosciuti dal Signore come parte irrinunciabile della sua famiglia, come parte amata del suo cuore e della sua intimità. Mentre contempliamo questa mano che si tende verso di noi e ci regala un’identità forse insperata e così cara possiamo fare le nostre le parole del profeta: <Quale Dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità> (Mi 7, 18). È, infatti, il gesto quotidiano del Signore che tende la mano verso di noi a permetterci di entrare e far parte della sua famiglia e non certo il nostro arrampicarci, magarsi subdolamente, per rivendicare un posto di privilegio non nascondendo un certo disprezzo che ci induce a rimanercene <fuori> con un senso sottile di superiorità e di sufficienza.
Il testo del vangelo ci mostra il Signore Gesù serenamente ospitato in una casa che non è la sua né quella dei suoi familiari i quali <stavano fuori e cercavano di parlargli> (Mt 12, 46). Sembra proprio che qualcosa si è rotto tra Gesù e la sua famiglia, forse una delusione resta da metabolizzare e intanto il contatto è rotto, si fa ricorso ad un intermediario forse nella speranza che il Signore faccia un gesto – tipo quello di venire incontro ai suoi parenti – che risani la frattura. Ma ciò non avviene. Invece di tendere loro la mano, attraverso la sua mano traccia un cerchio di appartenenza di ampiezza quasi insopportabile, tanto che la distanza, non solo non viene accorciata, ma diventa intollerabile. Ma quello di Gesù non è un segno di disprezzo, anche se rischia comunque di ferire, è un modo per invitare ad un amore nuovo, che esige sempre che si entri nella casa dell’altro per ritrovarsi a casa presso l’altro.
Certo la parola del profeta ci riguarda profondamente e in verità: <Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi> (Mi 7, 20). Ma ormai la fedeltà del Signore alle sue promesse non è più circoscritta né, tantomeno, circoscrivibile entro i limiti – non raramente asfittici – del nostro modo di concepire le appartenenze in un senso di esclusività, poiché in modo sempre più sorprendente e generoso non solo <non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore> (7, 18). L’unico modo per essere parte della famiglia del Signore Gesù è quello di riuscire a nostra volta <a manifestare il suo amore> e a condividerlo generosamente e non a privatizzarlo. Lasciamoci indicare dalla dolcissima <mano> (Mt 12, 49) del Signore per essere riplasmati ogni giorno come discepoli che cercano di entrare nella <volontà del Padre che è nei cieli> (12, 50).






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