Fuoco
XXII Domenica del T.O. –
Una delle cosiddette “confessioni di Geremia” ci prepara ad ascoltare cosa avviene come conseguenza della “confessione di Pietro” di cui abbiamo letto nel vangelo di domenica scorsa. Geremia, come ogni discepolo, è in lotta con se stesso e porta un combattimento nel più profondo del suo cuore in cui è continuamente spinto a tirarsi indietro e ad andare avanti nella sua fedeltà alla chiamata ricevuta: <Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo> (Gr 20, 9). Di questo medesimo fuoco e forse persino ancora più divampante, arde il cuore del Signore Gesù quando prende posizione davanti ai “buoni consigli” che Simon Pietro cerca di elargire con amorevole cura nei confronti del suo Maestro, in cui certamente c’è anche una buona dose di preoccupazione per la propria incolumità. Le parole sono infuocate: <Va’ dietro a me, Satana!>. La motivazione di questa parola dura esige una profonda attenzione: <Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini> (Mt 16, 23).
L’apostolo Paolo si fa interprete della parola del Signore Gesù e ne delinea con ulteriore chiarezza le conseguenze per la vita del discepolo: <vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio> e aggiunge <è questo il vostro culto spirituale> (Rm 12, 1). Il culto spirituale cui fa riferimento l’apostolo Paolo è un culto che deve continuamente passare attraverso il crogiolo purificante di un impegno esistenziale che rende la vita di ogni giorno <secondo Dio>. Mentre Simon Pietro si mostra preoccupato per la sorte del Signore Gesù, questi sembra più preoccupato di quella che sarà la reazione dei discepoli dinanzi al mistero della sequela, dinanzi al mistero della vita e per questo non parla della sua croce che già si delinea sempre più chiaramente all’orizzonte, ma di quella con cui ciascuno di noi è chiamato a misurarsi: <Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua> (Mt 16, 24).
Per il Signore Gesù non si tratta mai di “una” croce qualunque e, soprattutto, mai nessuno può portare la croce di un altro proprio come nessuno può custodire nel cuore il fuoco di una passione e di un amore che non gli appartengano. Come discepoli siamo oggi chiamati a porre lo sguardo sul mistero di Cristo e di ri-scegliere ancora una volta di entrare e di rimanere in una logica di perdita che certamente è di scandalo a noi stessi come lo è per tutti coloro che entrano in contatto con la nostra vita: <Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà> (16, 25). Solo un fuoco che arde nel cuore potrà darci la forza, come Geremia e come Gesù, di non spegnere mai in noi la passione di una ricerca per la quale saremo disposti a perdere tutto pur di non perdere noi stessi.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!