Vita!

XXIV Settimana T.O.

Sin dal <principio> l’elemento femminile è foriero di vita nel senso che porta a compimento la bellezza, la bontà e la verità della creazione permettendo all’uomo di parlare finalmente e quasi di cantare segnando così il passaggio da un regime di necessità – la relazione con il creato – a quello della libertà di esplorazione e di condivisione. Persino dopo il dramma dell’allontanamento dal paradiso delle delizie, Adamo pensando alla sua compagna non può che chiamarla <Eva, poiché essa fu la madre di tutti i viventi> (Gn 3, 20). Accanto a Gesù, nuovo Adamo come direbbe Paolo, le donne hanno un nome e sono accolte e riconosciute con e attraverso la loro storia unica e personale: <Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni…> (Lc 8, 2). Laddove la cultura teneva le donne lontane dalla vita degli uomini, tanto che ai rabbini era proibito di avere donne tra i loro discepoli, il Signore Gesù non esita a dare loro una visibilità che è un perenne appello alla Chiesa e all’umanità non semplicemente – talora quasi costrittivamente – per fare posto all’elemento femminile, bensì come pregusto della risurrezione cui tutti siamo chiamati e profezia di quel mondo nuovo inaugurato dal Signore Gesù il quale veramente <è risorto dai morti> (1Cro 15, 12) aprendoci ad una nuova comprensione ancora più dilatata e condivisa del mistero e del dono della vita.

San Tommaso dedica ad una di queste donne che seguono e aiutano il Signore Gesù – Maria di Magdala – questo bellissimo commento proprio in riferimento al momento della risurrezione di cui parola Paolo nella prima lettura: <Come una donna aveva annunciato al primo uomo parole di morte, così una donna per prima annunziò agli apostoli parole di vita>. E Giovanni Paolo II ci parla di un <sacerdozio di carità> che è la vigilanza profetica, così cara al cuore di una donna, che non manchi mai il <vino> (Gv 2) dell’attenzione, della tenerezza, del “di più” dell’amore. Nella Chiesa c’è una presenza – quella delle donne – che è, normalmente, più sensibile al linguaggio della risurrezione perché più disponibile ai gesti quotidiani e abitualmente nascosti della risurrezione che sono la compassione e l’accompagnamento delicato nei momenti di dolore. Come spiega un autore contemporaneo: <La certezza che Gesù è risorto dai morti è il fondamento della nostra fede che anche noi risorgeremo con lui. Credendo nella risurrezione di Cristo, abbiamo la certezza che l’ultima parola sull’umanità e dell’universo intero è un intervento dell’onnipotenza dell’amore di Dio>1.

Di questo amore sono testimoni privilegiate queste donne che accompagnano Gesù diventando per il Signore un vero aiuto nel suo ministero che è il frutto di una memoria viva di quanto la presenza di Cristo sia stata capace di rimettere in piedi la loro vita restituendole alla loro integrità e dignità. Per Luca – discepolo fedele di Paolo – sembra improbabile che <la buona notizia del regno> (Lc 8, 1) e la <speranza in Cristo> (1Cor 15, 19) non passi per l’eccesso di un amore capace di farsi compagnia e cura cominciando da <questa vita> e preparando l’eternità.


1. R. BOUCHEZ, Il est la résurrection et la vie, Parole et Silence 2006, pp. 144-145.

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