Ipocrisia
XXVIII Settimana T.O. –
Termina l’invettiva del Signore contro il <lievito dei farisei che è l’ipocrisia> (Lc 12, 1) con una parola di rara dolcezza: <Non abbiate paura: valete più di molti passeri> (12, 7). In questo apparente contrasto ci viene svelato il modo per uscire dal teatro la cui scena è calcata anche dall’ipocrita (letteralmente: attore) che si annida nel nostro cuore. Si tratta semplicemente di rinunciare a voler apparire diversi da quello che si è lasciando a Dio e ai fratelli di scoprire chi siamo in relazione a loro per comprendere meglio chi siamo veramente nell’interiorità del nostro cuore. L’ipocrita ha un tale terrore del proprio limite da crearsi un sistema di immagine che colpevolizza il mondo attorno a sé e cerca di manipolarlo. Ben diverso è l’atteggiamento dei piccoli che come <passeri> si nutrono di quello che viene loro dato dalla generosità della terra. Mentre i passeri creano un’atmosfera di libertà e di gioia, di immensa fiducia, l’ipocrisia crea disagio perché continuamente impegnata nel creare relazioni di controllo e di potere ove tutto diventa complicato per chi desidera controllare e per chi si sente controllato fino a sentirsi mancare il respiro.
La parola del Signore Gesù libera al contempo il carnefice e la vittima che convivono e sono sempre compresenti dentro di noi. La parola di Paolo conferma il dono di liberazione che ci viene donato dal Signore Gesù: <avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità> (Ef 1, 13-14). Con questa parola siamo confortati in modo assoluto: non ci manca niente, non abbiamo bisogno di nulla, possiamo essere sereni e liberi come i passeri del cielo. Il Signore Gesù per indicare l’ipocrisia usa l’immagine del <lievito>. Tutto ciò che lievita dentro di noi è pericoloso, eppure quanto ci gonfiamo e quanto abbiamo un sottile bisogno di sgonfiare gli altri per sentirsi un po’ migliori, un po’ più grandi, un po’ più visibili. Per questo il Signore Gesù ci mette in guardia non solo dall’ipocrisia che ci gonfia, creando un terribile contrasto tra ciò che siamo all’esterno e ciò che siamo all’interno, ma pure ci chiede di essere vigilanti sulla maldicenza: <ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze> (Lc 12, 3).
L’atteggiamento dell’ipocrita tende a colpevolizzare gli altri per autocompiacersi, l’attitudine di quanti si fanno guidare e animare dallo Spirito di Cristo è invece di assoluta solidarietà e comunione tanto da attendere <la completa redenzione> (Ef 1, 14) di tutto e di tutti. Lo Spirito di Cristo è azzimo come il pane che usiamo durante l’Eucaristia: non gonfia, ma si offre in quella piccolezza che non desta nessun timore, ma crea e accresce la sottile fiducia che si scambiano i <passeri>, di cui si fanno reciprocamente i piccoli del regno. Possiamo porci davanti al Signore come e con <quelle migliaia di persone> (Lc 12, 1) a cui i discepoli trasmettono la parola del Signore e con loro custodiamo e trasmettiamo un solo messaggio: <Dico a voi miei amici: non abbiate paura> (12, 4) neanche di avere paura!





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